Baci e babbaluci

“I babbaluci” (le lumache) sono delle “ghiottonerie con le antenne” che si mangiano in modi bizzarri, o con l’uso di stuzzicadenti o praticando un foro sul guscio per agevolare l’uscita del mollusco.

Il  vero palermitano, invece, ha un rituale tutto suo, ovvero succhiarle direttamente dal guscio “cu scrusciu”, rumore molto simile al bacio, che in effetti dà più soddisfazione, proprio come dice l’antico proverbio: “ziti a vasari e babbaluci a sucari, nun ponnu mai saziari”, perché non ci si sazia mai né di mangiare “babbaluci”, né dei baci degli innamorati.

 “I babbaluci” sono la pietanza principale tra gli street food palermitani della festa di Santa Rosalia, dove “i babbaluciari” (venditori ambulanti) da giugno a luglio con le loro ceste di vimini, invadono Palermo e soprattutto i luoghi teatro del Festino.

Si possono preparare in modi diversi, ma la ricetta tradizionale prevede la cottura nella “quarara” (pentolone) insieme ad olio, aglio, pepe e prezzemolo, un piatto semplice e povero, ma profumato e gustoso, che lascia trasparire l’origine popolare cui la festa risale.



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