Il mio primo riconoscimento pubblico a Carini sul palco della Festa del SS Crocifisso

Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi.

Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale.

(Harvey B. Mackay)

 

Nei giorni scorsi, come ogni anno da che abbiamo memoria, abbiamo festeggiato il nostro Santo Patrono. È sempre stato un momento di grande gioia e aggregazione per il nostro paese e, non so per voi, ma per me lo è stato ancora di più dopo gli anni di paura e restrizioni da pandemia che abbiamo vissuto.

Questa Festa del Signore per me ha segnato anche un momento importante in cui l’amministrazione comunale mi ha chiamata sul palco della prima serata per consegnarmi una targa in ringraziamento della mia opera di rigenerazione urbana. Insieme a me, per motivi affini, sono stati ringraziati anche il professor Totò Amato e Salvo Foresta. Il messaggio che vogliamo far passare è quello dell’importanza del contributo di tutti, senza aspettarci sempre che sia solo l’Amministrazione a occuparsi della città: questo è il momento di collaborare, facendo ognuno la propria parte, non quello di continuare a puntare il dito su quello che devono fare gli altri.

Ero l’unica donna a essere premiata su quel palco, il che per me è stato motivo di grande orgoglio. A questo proposito, mi viene in mente una frase della regina Elisabetta d’Inghilterra:

Sono state le donne a portare dolcezza e benevolenza 

nel duro processo di umanizzazione della società.

 

Io mi trovo assolutamente d’accordo e credo che questo sia uno dei motivi per cui io sono riuscita a coinvolgere tante persone in questa mia missione… in qualche modo mi sento guidata da una Forza superiore e la mia grande fede mi porta a ringraziare Dio ogni giorno per ogni piccolo riscontro che mi arriva dalle persone; oltre a questo, credo davvero che la mia dolcezza di donna mi abbia aperto le porte del cuore delle persone e le abbia avvicinate a me e a ciò che sto realizzando.

Tanti mi chiedono come io abbia fatto a entrare in vicoli e quartieri nei quali altri sarebbero stati cacciati via in malo modo (se non addirittura a pedate!) e a entusiasmare gli animi di alcune persone che apparivano assolutamente menefreghiste nei confronti del decoro urbano. Io davvero non ho fatto nulla di speciale… ho solo seguito un impulso dettato dall’amore per la mia Carini, sono scesa in strada, ho cominciato a pulire, ho invitato i vicini a unirsi a me e ho cercato di sensibilizzare tutti, facendo capire quanto sia bello circondarci di bellezza invece che di monnezza!

Ci tengo a dire due cose: in primis, sicuramente mi ha fatto piacere ricevere questo riconoscimento pubblico, ma non è questo che conta; ciò che conta è quello che stiamo realizzando insieme nel cercare di dare dignità e bellezza al nostro paese. La targa in sé è solo un oggetto, ma conta se diventa il simbolo della collaborazione attiva e concreta dell’Amministrazione Comunale che lavora con noi a questo meraviglioso obiettivo comune.

Concludo dando la mia opinione a una frase che è stata detta durante la serata. Non ricordo chi ha detto questa cosa lì sul palco, ma si lodava l’azione del volontariato fatta in silenzio. Dal mio punto di vista, invece, di tutte le cose belle che si fanno bisogna parlare eccome! È proprio la notizia che desta interesse e spinge ad attivarsi.

L’azione positiva silenziosa è sempre lodevole, ma se non se ne parla, resta piccola e prima o poi sparisce… è che siamo troppo abituati da una parte alla modestia e dall’altra alle notizie dei media che sanno solo parlare di disgrazie o di vicende politiche, ma che risultati hanno queste cose? Instillano nelle persone paura e sfiducia o, peggio, diventano esempi che invitano altri a delinquere. Invece no, questo tipo di comunicazione non funziona più, dobbiamo abituarci a far fare proprio SCRUSCIO alle cose belle, agli esempi edificanti: in questo modo faranno da traino per ispirare quante più persone possibile e coinvolgerle in quelle azioni costruttive.

E allora raccontiamoci tutti: quali cose belle abbiamo fatto? …Dico, il CUNTO nasce proprio qui da noi e se non siamo bravi noi siciliani a CUNTARINNI storie belle, chi altri può?

Giusy

***

I siciliani, dato che sono perfetti e perciò non devono cambiare, sanno vivere con la complicità della loro storia e di una tradizione estremamente complessa e variegata. Questo modo di vivere trasforma il brutto in un qualcosa che diventa bello, e tutto in qualcosa di pulsante, reale.  È l’aspetto del sublime, il lato poetico dell’essere umano.

(Massimiliano Fuksas – architetto italiano)

In platea insieme a mia figlia Silvia, in attesa della premiazione

 

 



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