LA CASA DI EVITA COMPIE DIECI ANNI, Una nuova primavera

 

MI DICEVANO CHE NON CI SAREI MAI RIUSCITA,
ED È PER QUESTO CHE CE L’HO FATTA!

Carini è un paese bellissimo, ma difficile, lo sappiamo…ancora non siamo riusciti a
maturare il concetto di “collaborazione costruttiva”: ognuno coltiva il proprio giardinetto riempiendo di spuntoni le mura di cinta come se dovesse proteggersi da tutto e da tutti… dalle invidie, dagli approfittatori e chissà da cos’altro.
Ma pochi giorni fa è iniziata una nuova primavera e ogni nuovo inizio è un’occasione per cambiare e migliorare le cose.

Così, in questo giorno in cui celebro i dieci anni di attività del mio adorato B&B, voglio dare
il via a nuovi progetti che abbattano i muri di cinta delle singole realtà e aprano la porta alle “collaborazioni costruttive”.
Come dice la citazione all’inizio di questo articolo, quando, dieci anni fa, decisi di aprire La Casa di
Evita Art&Design, quasi tutti mi dissero che era una pazzia fare un passo del genere in un territorio non turistico come quello di Carini. Bèh, penso che, per come sono io, se fosse stata un’idea ordinaria, se non fosse stata una pazzia, neanche ci avrei provato. Non ci avrei trovato gusto! Io amo quelle sfide il cui premio finale profuma di bellezza condivisa, di innovazione e soddisfazione. Quel tentativo di scoraggiare il mio progetto è stato per me la molla che ha fatto scattare la voglia di farcela. Mi ha caricata di passione e di adrenalina e così sono andata avanti.
Oggi sono felice di aver accettato quella sfida, sono orgogliosa dei risultati e immensamente grata per
le meravigliose esperienze che questa attività mi ha donato negli anni.
Come si suol dire, però, ogni traguardo è anche un nuovo punto di partenza, e io ho deciso di ripartire, questa volta non da sola, ma affiancata da colleghi e professionisti del territorio che, come me, credono nella collaborazione costruttiva “. Insieme daremo il via a tante nuove attività che coinvolgeranno La Casa di Evita,trasformandola in un polo culturale e ricreativo non solo per i turisti, ma anche per tutti gli abitanti di Carini e dei paesi limitrofi.
Restate connessi e continuate a seguire le mie pagine social e il blog, e presto saprete cosa bolle in pentola.
Una piccola anticipazione però voglio condividerla: in questi giorni sto finendo di scrivere il mio primo libro in cui racconto la mia storia. La mia è stata una vita travagliata e costellata di traumi e momenti drammatici che però, grazie alla mia fede, alla mia voglia di vivere e all’aiuto di tante persone, si è trasformata in una sorprendente avventura, ricca di emozioni ed esperienze che non avrei mai immaginato.
Per questo, in occasione di questi dieci anni di attività, riporto qui un piccolo passaggio in cui racconto del momento in cui ho deciso di dare il via a questa realtà, che da Carini apre stimolanti e immensi orizzonti verso il mondo intero.
***

Mentre aspettavo che le cose cambiassero, mi sono rinchiusa nella mia casa che amo tantissimo perché è la mia dimensione, il mio mondo, il mio nido. Qui, un giorno ho maturato la decisione di destinare parte di essa alla realizzazione di un Bed and Breakfast. Al solito, gli invidiosi mi dicevano che non avrebbero scommesso un euro sulla riuscita del mio progetto, mi dicevano che un passo del genere in un paese non turistico come il mio era da stupidi… bèh, la risonanza del mio B&B sui media parla da sola e adesso, dopo dieci anni, l’attività va avanti e si afferma ogni giorno di più. Capita spesso che certa gente provi a scoraggiarci. Non so perché…
So però che non bisogna mai permettere a qualcun altro di demolire il nostro entusiasmo e il nostro desiderio di raggiungere determinati obiettivi.
Io ho scelto semplicemente di ignorare quei tentativi di dissuasione e, come una freccia scoccata da un arciere dalla mira infallibile, mi sono proiettata verso ciò che volevo realizzare. Ci ho creduto con tutta me stessa e ho lavorato sodo, finché, dopo il tempo necessario alla sua creazione, mio progetto si è realizzato e mi ha dato grandi soddisfazioni.
La Casa di Evita è il frutto di un dono d’amore. Mio padre mi ha lasciato in eredità questa splendida palazzina e io ho voluto dare il mio contributo a questo dono, non semplicemente facendo degli abbellimenti ma trasformando questa struttura in un mezzo di comunicazione e scambio culturale; un mezzo attraverso il quale,oggi, io posso manifestare il mio pensiero e condividerlo con persone di tutto il mondo. Tutto quello che volevo promuovere, tutto quello che volevo dimostrare, volevo che partisse da questa casa perché da qui, più che da qualsiasi altro luogo, io posso diffondere l’amore che provo per il mio territorio, che è un territorio difficile, come ho raccontato all’inizio, a volte snervante e logorante (tanto che a molti toglie il senso di appartenenza e li fa scappare lontano e rinnegare le proprie radici), ma io mi sento profondamente legata a esso, lo sento mio e sto male nel vederlo deturpato, sfruttato e non valorizzato, e proprio per questo voglio essere la promotrice di un cambiamento.

Voglio essere quella guerriera che scende in campo e cambia le cose
in positivo.

Brano tratto dal racconto biografico – ancora senza titolo – di Giusy Musso



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