Nel tempo… La festa di Ognissanti

“Armi santi, armi santi
Io sugnu unu e vuatri siti tanti
Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai 
Cosi di morti mittitiminni assai”

Così si recitava la notte prima della santa festa, poco prima di andare a letto, evocando con la potenza delle parole la fantasia dei più piccoli che venivano coinvolti in una festa che oggi sembra appartenere ad una linea temporale lontana dalla nostra, così lontana da sembrare staccata e confusa in due rette, tanto da poter citare l’assioma che due rette non si incontrano mai, dove una di queste rette sembra aver intrapreso la strada dell’esterofilia, mentre l’altra retta temporale ormai lontana dal punto iniziale della mia infanzia, adesso, pare sopravvivere ad una  generazione che sembra aver vinto sulle tradizioni esasperando il concetto di relatività e svilendo una festa che nella semplicità dei suoi doni aveva il potere straordinario di evocare, e sentirsi parte di un significato onnicomprensivo che la famiglia porta con sé.

Eppure questa festa potente come il sogno veniva consumata in tutte le case la mattina del primo novembre quando i ragazzi dopo aver avuto una grattatina sui piedi si svegliavano e correvano verso le stanze dove i defunti avrebbero potuto lasciare il cesto con ogni sorta di prelibatezza a ricordo della loro presenza nella nostra vita.

Tutto ciò avveniva in Amoris laetitia quasi a voler ingannare la morte come evento fisico e sottolineare il significato profondo del legame con i nostri avi attraverso una festa che vedeva in atto la scorribanda dei più piccoli.

Ricordo ancora il desiderato cesto della mia infanzia portatomi in dono amorevolmente dalla mia famiglia stracolmo di pupa ri zuccaru, ossa ri muoitti, martorana, tetù, taralli, frutta fresca e secca, caramelle, melograni, castagne e mele cotogne.

Che bella quella mattina e che dolce il ricordo degli odori che provenivano dal cesto ritrovato, sotto gli sguardi premurosi della mia famiglia tutta in festa…così all’avvicinarsi di questa ricorrenza un pensiero nuovo si disegna nella mia mente rispetto all’idea di tempo, perché, chissà, forse il tempo non ha la caratteristica della retta, ma potrebbe essere rappresentato in modo circolare, ed allora tutto non si allontana, ma ritorna, e tornando non possiamo che continuare a volere e volere questo momento in una continua danza di Amoris laetitia, seppur con il mio ruolo mutato, da figlia a nonna!



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