Rosa di maggio

Mio padre diceva che coltivava una rosa e, mentre ancora era un bocciolo, gliel’hanno strappata, senza capire quanto fosse speciale. (Giusy Musso)

Il 7 maggio di ogni anno ho dedicato i miei appunti al ricordo di Evita Peròn che in questo giorno celebrava il suo compleanno. Oggi il pensiero va non solo a questa donna eccezionale il cui esempio mi ha dato tanta ispirazione, ma anche alla mia vita e al mio percorso.

 

Vi chiederete perché ho intitolato questo articolo Rosa di maggio

Perché questo fiore, che si dice sia stato creato dagli Dei perché fosse all’altezza della bellezza di Afrodite e che in questo mese ci regala un meraviglioso spettacolo di colori e profumi, sembra che tenda un fil rouge tra me e le donne che hanno segnato qualcosa di importante nella mia vita: Evita, spesso con una rosa tra i capelli, che si affacciava dalla “Casa Rosada” per parlare con il suo popolo, che come una rosa ha avuto una vita breve ma intensa; la mia adorata nonna che delle rose aveva il profumo, la bellezza, la forza e la delicatezza insieme; mia figlia che, come me, ha dovuto imparare a “farsi crescere le spine” per proteggere i suoi bei petali delicati che tante volte sono stati strappati senza riguardo…

 

Ma chi non osa afferrare la spina non dovrebbe mai desiderare la rosa. (Anne Brontë)

 

Nel linguaggio dei fiori, il significato della rosa cambia molto a seconda del suo colore. Io, che non smentisco mai il mio cantare fuori dal coro, non amo per niente le rose rosse e, al loro essere tanto appariscenti, preferisco invece il rosa tenue che richiama la purezza e i sentimenti dolci e genuini.

I ricordi che le rose e il loro profumo mi rievocano mi portano lontano, a quando la mia vita cambiò drasticamente il giorno in cui mi trovai all’altare mentre ero ancora una ragazza appena maggiorenne, a dire di sì a un matrimonio che non volevo… un bocciolo di rosa strappato dal suo giardino, come diceva mio padre.

 

   

È il tempo che tu hai donato alla tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante. (“Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry)

Quella rosa però era forte e, nonostante le avversità, è riuscita a fiorire, a rinascere e a rifiorire a ogni stagione. Oggi è una rosa rigogliosa, piena di petali vellutati e profumati, e vive nel giardino che ha scelto e che ama immensamente; oggi vive la vita che desiderava e di cui va tanto orgogliosa, ma per arrivare a questo ne ho passate tante… così tante che basterebbero a riempire dieci vite, così tante che ho deciso di raccogliere tutti i miei ricordi e scriverli in un libro che il prossimo autunno uscirà in libreria.

 

 

Per chi vorrà leggerle, mi auguro che la mia storia e le mie esperienze possano essere d’aiuto e di stimolo per superare ogni ostacolo che si frapponga tra la propria condizione e la propria felicità e realizzazione personale.

La felicità non ci viene donata gratuitamente, è qualcosa che si sceglie e bisogna lottare per ottenerla, ma alla fine, per chi non si arrende, il premio è una vita che vale la pena di essere vissuta.

 

Le cose che fai vecchio mio, possono essere bellissime, ma ahimè ahimè, Se non le fai con il cuore sì vede e si vedrà sempre. Romanticismo non significa regalare rose. Romanticismo significa coltivarle. (Alda Merini)

 

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Dal mio libro, un pensiero e l’emozione sempre viva del ricordo di mia nonna:

Il ricordo indelebile impresso nella mia memoria e nei miei sensi è il profumo della pelle e delle lunghe e curatissime trecce dei capelli di mia nonna. Quell’odore me lo porto dentro ancora adesso e, a volte, quando mi sveglio al mattino, lo sento su di me, come se ciò che lei era e ciò che mi ha tramandato si sia attaccato alla mia anima come al mio corpo. In quei momenti la sento viva, accanto a me, a farmi sentire che non sono sola perché lei mi è sempre vicina… la mia ma’.

Giusy

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