La Sicilia come l’Ungheria

Il Danubio scorre grande, e il vento della sera passa sui caffè all’aperto

come il respiro di una vecchia Europa che forse è ormai ai margini del mondo.

(Claudio Magris)

***

Oggi sto lavorando alle ultime battute del mio libro che sarà pubblicato tra qualche mese.

Tra le mie tante avventure, ho appena riletto di un’esperienza meravigliosa che ho fatto nel primo decennio del 2000, non ricordo bene l’anno preciso, ma parliamo di una ventina di anni fa. All’epoca lavoravo come accompagnatrice turistica tra la Sicilia e il Salento e mi capitò di guidare un bel gruppo di Rieti, composto da gente di grande cultura e amore per i viaggi.

Queste persone rimasero talmente entusiaste del mio modo di narrare la storia e l’arte di queste due terre, che mi offrirono di partire insieme a loro per un viaggio nell’Europa dell’Est.

Ripercorrere quell’esperienza con la memoria mi ha fatto venire in mente che l’Ungheria in particolare, con la sua storia di continue dominazioni, costruzioni, decadimento e rinascita può essere paragonata alla nostra Sicilia. Così, considerando la Budapest di oggi che, dopo aver superato decenni di degrado, può mostrarsi in tutto il suo splendore, attraendo ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo, mi fa ben sperare che, come ce l’hanno fatta gli ungheresi, se vogliamo, possiamo farcela anche noi.

Ma adesso voglio condividere con voi l’estratto del mio libro in cui racconto di questo viaggio in cui mi trovai a viaggiare in quelle terre da sogno, lungo le sponde del romantico Danubio che tanti poeti e artisti ha ispirato.

Quindi se vi va, questa sera ci facciamo compagnia. Preparatevi una tazza di tè o versatevi un bicchiere di buon vino rosso, mettete in sottofondo Mozart o Strauss e godetevi la lettura.

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Tratto da Bedda comu ‘na cirasa

Autobiografia romanzata di Giusy Musso

(©Giusy Musso 2022)

 

Vienna di notte.

Dieci anni fa il Salento era una terra ancora vergine, ancora da scoprire, e io l’avevo conosciuta e percorsa in lungo e in largo, così invitai il gruppo di Rieti a raggiungermi. Questi non se lo fecero ripetere due volte, in men che non si dica si organizzarono e arrivarono da me, tutti infervorati per il giro turistico che avevo proposto. Li guidai per tre giorni in giro per il Salento e tutti ne rimasero estasiati perché dicevano che avevo mostrato loro un angolo di paradiso in tutto il suo splendore. Incantati anche dalle prelibatezze culinarie salentine degli ottimi ristoranti in cui li portai, pranzarono e cenarono di gusto senza badare a spese. La loro riconoscenza nei miei confronti fu tale che, alla fine del percorso, mi proposero di unirmi a loro in un viaggio organizzato che avrebbero fatto di lì a breve. Io non avrei dovuto pagare un soldo, sarei stata loro ospite e avrei potuto vedere tre terre da sogno dell’Europa dell’est: Austria, Repubblica Ceca e Ungheria; saremmo partiti da Roma in pullman e avremmo toccato diverse località, tra cui, ovviamente le meravigliose capitali Vienna, Praga e Budapest.

L’inizio del viaggio

Avrei voluto accettare subito, ma si trattava di star fuori per dodici giorni e io dovevo capire se potevo stare lontana da casa per tutto quel tempo per ragioni diverse dal lavoro… come mi sarei organizzata con i miei figli e cosa avrei detto per giustificare quella lunga assenza? Però mi dicevo che in qualche modo dovevo fare… quando mai mi sarebbe ricapitata una cosa del genere? Era troppo allettante: un viaggio completamente gratuito che avrei fatto da donna libera e indipendente, insieme a un gruppo di persone di grande cultura, con una mentalità da cittadini del mondo! Addirittura mi proposero di aggregarmi come guida, avrebbero pensato loro stessi a contattare le guide del posto per presentarmi come una guida italiana, questo mi avrebbe dato delle agevolazioni economiche anche per tutto quello che avrei acquistato nei negozi.

Elisabetta di Baviera, l’amatissima principessa Sissi.

Mi descrissero il percorso, mi dissero che avremmo fatto una crociera sul Danubio e che avremmo perfino visitato la casa di Mozart… Quelle furono le parole magiche che dissolsero ogni dubbio: io amo profondamente la musica classica e quella di Mozart è la mia preferita in assoluto; da sempre la cultura romantica ispirata dal Danubio ha fatto da sottofondo musicale alle mie fantasticherie, e le storie delle nobili casate austriache e ungheresi a cavallo tra il 1700 e la fine del 1800 hanno ispirato il mio ideale di vita fatta di struggente intensità e bellezza… quale ragazza non ha sognato insieme alle vicende della Principessa Sissi narrate nei film con Romy Shneider?

Non potevo rinunciare a questa opportunità, dovevo andare!

Accettai e di lì a poco mi ritrovai sull’aereo diretto a Roma per incontrare il resto del gruppo nel posto stabilito in cui sarebbe partito il viaggio in pullman.

L’orologio astronomico di Praga.

Fin dalla prima tappa il viaggio fu incredibile, in ogni luogo in cui andavo venivo accolta come una star: non solo mi stavano offrendo l’intera esperienza, ma mi riservavano le stanze più belle di ogni hotel. Capii che l’autista del pullman, nonché socio dell’azienda di trasporti, aveva un debole per me e mi chiesi se questo non c’entrasse qualcosa con quel trattamento d’eccezione, ma in realtà tutti mi tenevano in grande considerazione e facevano di tutto per farmi sentire a mio agio e farmi godermi tutto al meglio. Tante volte mi guardavo attorno e non riuscivo a credere a quello che mi stava succedendo, mi dicevo: “Ma io che ci faccio con tutte queste persone importanti, a viaggiare in hotel a cinque stelle, a mangiare nei migliori ristoranti e bere i vini più pregiati? È possibile? Sta succedendo davvero?”. Sembrava proprio un sogno da quanto era bello.

Il viaggio in pullman mi permise di vedere tutto quello che c’era lungo il tragitto. Appena usciti dall’Italia, i tipici paesaggi del confine con le famose casette colorate che puntellano il verde delle praterie iniziarono a costeggiare le strade. Io guardavo tutto questo e mi emozionavo, visitavo i monumenti e mi emozionavo, mangiavo i piatti tipici nei vari luoghi e mi sentivo la persona più fortunata del mondo… i Galletti e i famosi cioccolatini in Austria, poi la birra e lo street food a Praga – una città veramente bellissima – il Gulash e i salumi buonissimi in Ungheria…

Visitai Vienna con il suo splendido teatro e il palazzo della famiglia imperiale, Praga con la sua magica torre dell’orologio e il villaggio degli alchimisti, Budapest con il suo incredibile palazzo del Parlamento che sembra la reggia delle favole… che emozioni, che cose spettacolari! E in ogni visita eravamo accompagnati dalle guide che ci spiegavano tutto e ci raccontavano aneddoti e leggende del passato.

La cittadella del Castello di Budapest vista dal battello durante la crociera sul Danubio.

La sera poi, quando andavamo a cena, era sempre una nuova avventura perché andavamo sia in ristoranti tipici di gran classe, ma anche nelle taverne in cui ci divertivamo da matti tra vini, salumi e musica dal vivo. Ricordo un locale in cui il pianista austriaco mi faceva l’occhiolino perché gli piacevo, ma io non gli diedi corda e, nonostante questo, l’autista ne fu geloso perché continuava a provarci con me e a sperare che prima o poi io cedessi. Nel gruppo c’era perfino una sua amica che continuava a cercare di combinare la cosa, convinta che entro la fine del viaggio io e il suo amico saremmo finiti insieme. A Praga accadde una cosa da shock che proprio non mi aspettavo: mi consegnarono la chiave della mia camera d’albergo e appena aprii la porta, mi ritrovai davanti una mega suite che il tizio aveva fatto preparare per me… e io oggi neanche mi ricordo il suo nome: c’erano un letto principesco, due bagni spettacolari… pensai che si fossero sbagliati a dare quella camera a me, quindi chiesi informazioni alle altre ragazze e loro, invece di fare le invidiose o scomporsi, ne furono entusiaste: “Meglio per te e per tutte, no?” mi dissero “Veniamo tutte da te e facciamo un party nella suite!”. Io accettai e passammo una serata divertentissima, tra balli, vino e risate tra ragazze… sembravamo delle adolescenti in una casa libera senza i genitori e, per me che non avevo vissuto nulla del genere, fu una boccata d’aria fresca, una gioia che, seppur con decenni di scarto rispetto alle altre ragazze, mi stavo finalmente vivendo. Ripensarci mi rievoca quelle emozioni e mi riempie di gioia e spensieratezza ancora adesso.

Eravamo alla terza tappa del viaggio e non era successo proprio niente tra me e il tizio: lui mi parlava di tante cose durante i tragitti in pullman, finché un giorno mi rivelò che mi aveva proposto di unirmi alla compagnia di questo viaggio perché pensava che succedesse qualcosa tra noi. Io gli risposi: “Scusami, ma come puoi pensare che tu hai fatto questo e io, cosa? Dovrei concedermi a te per gratitudine perché tu mi stai facendo fare questo giro?! Mi spiace, ma io non sono una del genere. Forse per te è normale, forse altre donne si comportano così, ma io sono diversa, non mi vendo né per una bella suite, né per nient’altro al mondo! Se sto con qualcuno è perché provo dei sentimenti, non perché ripago qualcosa. Io ti sono molto grata per questa esperienza meravigliosa, ma provo solo affetto nei tuoi confronti e non è certo con i doni materiali che mi farai nascere emozioni o attrazione. Anzi, l’idea che tu abbia potuto pensare il contrario mi dà anche fastidio.”

A quel punto, offesa da questa cosa, gli chiesi di farmi pagare la mia quota del viaggio. Lui iniziò a capire, mi disse che non dovevo pagare nulla comunque e mi lasciò soggiornare nella suite che mi aveva offerto.

Non ho nessuna foto di quella serata indimenticabile, ma un tango sensuale me la ricorda tanto.

Poi accadde che in una delle numerose escursioni serali che facevamo, andammo in una delle famose trattorie in cui si mangiava il salame ungherese, c’era musica dal vivo e si beveva il buonissimo vino locale, di un rosso così intenso che sembrava versassero del sangue nei boccali. In quel posto si beveva addirittura direttamente alla spina e la cena diventò una festa goliardica in cui ognuno apriva la bocca e si faceva spruzzare il vino nella gola. Io mi presentai alla serata con un abbigliamento particolarmente sexy: gonna con spacco vertiginoso sulla coscia, maglietta fucsia aderente che mi metteva in risalto il décolleté e scarpe col tacco in tinta. L’autista mi guardò con gli occhi di fuori, ma non era per lui che mi ero vestita in quel modo… come sempre, lo avevo fatto semplicemente per me stessa, perché mi piaceva (e mi piace) piacermi. Dopo la cena, nel locale iniziò uno spettacolo con tanti ballerini, ragazzi e ragazze. Gli uomini erano tutti mori, longilinei e con i muscoli scolpiti, uno più bello dell’altro. A un certo punto… mamma mia, mi emoziono ancora adesso a ripensarci… un ballerino mi venne incontro diretto e mi prese per mano portandomi sul palco. Io ero al contempo imbarazzata ed eccitata, non sapevo che cosa fare, intanto perché sono un’imbranata e non so ballare, e poi perché pensavo che il tizio infatuato di me avrebbe potuto fare qualche cavolata per la gelosia… Ma, che volete che vi dica? Un po’ il vino che avevo bevuto a fiumi, il cibo, il caldo, l’atmosfera vacanziera in cui tutto è possibile perché sei lontano dalla realtà quotidiana e, soprattutto, questo ballerino bellissimo… insomma, smisi di pensare e mi lasciai andare a qualsiasi cosa sarebbe accaduto. Una volta sul palco, il ballerino iniziò a farmi girare e, a un certo punto, d’istinto, io feci volare le scarpe e rimasi a ballare a piedi nudi; il ballo divenne man mano sempre più frenetico e passionale… mi sentivo trascinata non so dove… in un’altra dimensione in cui potevo volare! Quel ballo mi fece proprio perdere il controllo: la testa mi girava, ridevo e sarei andata avanti a danzare con quell’uomo affascinante per tutta la notte.

Invece, dopo un po’ mi fermai e cercai di ricompormi. Quando scesi dal palco, vidi che il mio spasimante senza speranze era andato via. La sua amica mi venne incontro e mi fece un discorso di cui ho poca memoria, visto quanto ero frastornata… il succo però era che lui c’era rimasto molto male per il mio rifiuto e vedermi ballare in quel modo con un altro gli aveva dato il colpo finale. Secondo lei, io stavo sbagliando a negarmi perché non c’era nulla di male, entrambi eravamo adulti separati e vivermi questa storia sarebbe stata un’opportunità anche per me.

Lei parlava, parlava, ma io riuscivo solo a pensare che quella sera… oh, quella sera, se avessi avuto delle avances da quel ballerino, quell’avventura me la sarei concessa. Non mi era mai successo prima di desiderare così l’avventura di una sola notte, ma ricordo di aver pensato che potevo farlo, che, mannaggia, avrei proprio voluto farlo! Ero lì solo di passaggio, poi sarei andata via per non tornare mai più e quel ballerino era bello e seducente da morire, mi piaceva, mi attraeva, mi aveva scatenato fantasie che non avevo mai avuto prima d’allora…

Tuttavia nulla accadde.

La serata finì ed ero così brilla che neanche ricordo il tragitto di ritorno verso l’hotel. Ricordo di essermi buttata sul letto con un desiderio bruciante… che si spense nel sonno profondo tipico del dopo-sbornia.

***

To be continued…

Restate connessi, il resto arriverà presto.

Un abbraccio

Giusy



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